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Società Scientifica di Psicoanalisi e Gruppoanalisi Italiana

Scuola di specializzazione in

Psicoterapia Psicoanalitica e Gruppoanalitica

Scuola di specializzazione in
Psicoterapia Psicoanalitica e Gruppoanalitica

 

 
Piazza Fontana, 1 - 89131 Ravagnese di Reggio Calabria
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MODELLO TEORICO: TRADIZIONE SCIENTIFICA
froid classica
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"Nella vita psichica del singolo l'altro è regolarmente presente come modello, come oggetto, come soccorritore, come nemico, e pertanto, in questa accezione più ampia ma indiscutibilmente legittima, la psicologia individuale è al tempo stesso, sin dall'inizio, psicologia sociale."

Sigmund Freud, 1921

TRADIZIONE SCIENTIFICA DI RIFERIMENTO


Il modello scientifico e culturale della SPPG vede l’accostamento tra la Psicoanalisi freudiana classica, i successivi sviluppi della Psicoterapia Psicodinamica o Psicoanalitica che dir si voglia e i vari modelli della Gruppoanalisi, con particolare riferimento a quella Soggettuale. L’orientamento della Scuola è quella di fornire un approccio psicoanalitico integrato nell’ottica in cui gli assunti teorici delle varie scuole di pensiero non siano poi così inconciliabili gli uni con gli altri, come finora si è solennemente affermato, ma al contrario non solo siano perfettamente compatibili ma addirittura siano complementari; ogni scuola approfondisce infatti uno o più punti della dottrina psicoanalitica solo in apparenza opposti ma in realtà completanti aspetti lacunosi o solo abbozzati nella teoria madre freudiana.

 

 

 

I PRECURSORI DI FREUD

 

Il fondatore della Psicoanalisi è stato Sigmund Freud, profondo conoscitore del mondo ellenico: è probabile che abbia colto alcune suggestioni da tale cultura derivanti (non a caso chiamò ed individuò un’importante fase dello sviluppo psicoaffettivo maschile col nome di Complesso di Edipo al quale fece da contraltare per le femmine il Complesso di Elettra individuato da Jung; questi Autori si rifecero alle tragedie Edipo Re ed Elettra, entrambe di Sofocle). Empedocle aveva sviluppato un sistema di pensiero basato su amore-odio e questo in qualche modo richiama i concetti freudiani di Eros e Thanatos. Socrate diceva che i medici commettono un grave errore e cioè quello di separare l’anima (psiche in greco) dal corpo mentre Freud parlava di misterioso salto dalla mente al corpo. Platone nella “Repubblica” diceva che l’anima era composta da tre parti che chiamò irascibile (morale), concupiscibile (materialistica) e razionale (che ci spinge verso la conoscenza) che sono assolutamente parallele alle tre istanze freudiane della personalità Super-Io (morale), Es, (materialistico), Io (razionale). Analogo ragionamento faceva Plotino che parlava di Uno, Intelletto, Anima paragonandoli rispettivamente al sole (che da sempre simboleggia il divino nelle antiche religioni) e quindi alle istanza morali e torniamo al Super-Io, alla luce che simboleggia la ragione cioè l’Io, alla luna che simboleggia l’Es.
Possiamo raccogliere altri riferimenti in ambito filosofico anche in tempi relativamente più recenti. Immanuel Kant parlò dell’impossibile in cui si riconosce la tipologia del desiderio formulando così un primo abbozzo di idea relativa all’inconscio. Ludwig Feuerbach iniziò a parlare del desiderio come pulsione. Georg Wilhelm Friedrich Hegel ed Arthur Schopenahuer da questo punto di vista occupano un posto privilegiato con i concetti di volontà di potenza e volontà di vita entrambi ispiratori del concetto freudiano di libido. Si potrebbe continuare ancora con i filosofi precursori della psicologia come branca autonoma ma probabilmente si è già resa l’idea che le teorie di Freud si basavano su secoli di intuizioni e non erano prive di riferimenti del passato.
Nel 1874 Wilhelm Wundt pubblicò i “Fondamenti di Psicologia Fisiologica” che tradizionalmente viene indicato come il primo vero trattato di Psicologia sganciato totalmente dalla Filosofia. Negli stessi anni ad opera di Jean-Martin Charcot, Hippolyte Bernheim, Joseph Breuer nascono i primi tentativi di cura delle malattie mentali non farmacologiche.
Solo Freud negli anni seguenti riuscì a trasporre in chiave scientifica alcuni concetti filosofici pre-esistenti aggiungendo altri contenuti fortemente innovativi di stampo neurologico, psichiatrico e psicologico facendo nascere così la prima dottrina psicodinamica della storia, la psicoanalisi; era nata l’era della terapia della parola. Da allora ad oggi col passare del tempo sono nate altre discipline psicologiche sia di tipo psicodinamico che d’altra impostazione ma nessun altra teoria ha avuto un impatto così intenso ed un’influenza altrettanto marcata nella medicina, nell’arte, nella cultura, nella letteratura, nel cinema, nella musica ed addirittura nel linguaggio quotidiano quanto la psicoanalisi.

 

 

 

LE ORIGINI DELLA PSICOANALISI

 

La disciplina dalla quale la Psicoanalisi eredita il suo metodo di conoscenza è l’ermeneutica, che può essere definita come la scienza che studia le tecniche interpretative, in particolare del testo scritto. Essa, infatti, fornisce quell’insieme di indicazioni utili per mantenere una relazione critica e dialogica con il testo. In questo processo di comprensione l’osservatore non si sottrae, ma si osserva nella relazione: egli non ha domande a priori e i pregiudizi, che nascono indipendentemente dalla sua volontà, vengono riconosciuti e messi al vaglio della verifica; il pregiudizio diviene così, paradossalmente, garanzia della possibilità di un’autentica ed al tempo stesso mai definitiva conoscenza. Il testo può essere identico ma ogni volta emergono nuove interpretazioni, poiché il processo di conoscenza si muove sempre all’interno di un ambito che comprende una relazione tra autore, interprete e testo.
Il modello psicoanalitico classico inizialmente concepì l’uomo come un essere biologico dotato di un esistenza psichica, di cui è inconsapevole, caratterizzata sin dalla nascita da spinte pulsionali e istintuali (prevalentemente di tipo sessuale ed aggressivo) e da desideri che mossi dal principio del piacere premono sulla coscienza per essere soddisfatti. Nel tentativo del migliore adattamento possibile ad una realtà, che nell’idea freudiana è razionale, oggettiva ed immodificabile, nascono spinte ed autoregolarsi attraverso il principio di realtà. Pertanto, in sintesi, Freud ipotizzò l’esistenza di processi psichici inconsci che influenzano il comportamento e che sono alla base dei sintomi nevrotici, dando cosi una forma teorica più precisa del determinismo psichico: secondo tale principio, non vi è nulla di casuale o arbitrario nelle manifestazioni psichiche, anzi al contrario ogni evento mentale è determinato dagli eventi che lo hanno preceduto. Particolare rilevanza è stata attribuita al concetto di libido e alle fasi dello sviluppo psicosessuale: considerando dalla premessa che la storia delle esperienze ambientali e dello sviluppo psicologico di un individuo ne spiega il comportamento, la psicoanalisi cerca di scoprire la storia passata dello stesso allo scopo di comprendere il suo comportamento attuale. Questo approccio è particolarmente importante per la comprensione della nevrosi poiché è essenzialmente manifestazione di fissazione o regressione ai primi livelli di sviluppo. Con l’introduzione della Modello Topografico Freud distinse tre aree della psiche: coscienza, preconscio e inconscio. Questa distinzione ha prevalentemente un significato ed un valore descrittivo: ogni elemento della vita psichica può essere avvertito dall’osservazione interiore e quindi appartenere alla coscienza, può essere latente e anche se in potenza suscettibile di diventare conscio in atto appartenere al subconscio oppure può non giungere alla soglia della coscienza e quindi appartenere all’inconscio. Successivamente col Modello Strutturale divise l’apparato psichico in tre strutture separate secondo le loro differenti funzioni; una è l’Es, presente sin dalla nascita, che rappresenta la riserva istintuale dell’uomo ed opera in subordine al principio del piacere grazie al quale le pulsioni cercano una scarica immediata e non si preoccupano della realtà o delle conseguenze. Un’altra è l’Io, presente dalla fine della fase orale, che è l’apparato di controllo della struttura psichica, responsabile della percezione, del pensiero, della memoria, del giudizio e che opera in subordine al principio della logica. L’ultima, rigorosamente in ordine di comparsa ma non certo d’importanza, è il Super-Io, presente dalla risoluzione del conflitto edipico, che è l’apparato psichico che regolamenta il comportamento in base alle norme sociali interiorizzate del gruppo sociale d’appartenenza in generale e genitoriali in particolare ed opera in subordine al principio dell’etica. Per far funzionare regolarmente la psiche, l’Io mette in atto una serie di operazioni automatiche con cui affronta ricordi contrastanti, percezioni, bisogni reali esterni, pulsioni e ansie emergenti. Queste operazioni automatiche con cui l’Io bilancia i propri interessi contrastanti sono noti come meccanismi di difesa. Tutti i fenomeni nevrotici vengono considerati come il risultato di un’insufficienza delle normali funzioni di controllo dell’Io sulle spinti inconsce dell’Es o del Super Io, che generano un conflitto che può essere sia manifesto che latente. Con la transizione dal modello topografico al modello strutturale (definiti anche prima topica e seconda topica) l’interesse della Psicoanalisi si sposta dai contenuti dell’inconscio ai processi attraverso i quali essi vengono sottratti alla coscienza. Completano l’assioma freudiano altri concetti che potranno essere approfonditi controllati nel capitolo dedicato a Sigmund Freud nell’area Psicoanalisti Biografia e Pensiero in questo sito.
Il pensiero freudiano fu portato avanti da fedelissimi discepoli tra i quali ricordiamo E. Jones, A. A. Brill, C. Musatti, i quali potranno essere approfonditi nell’area Psicoanalisti Biografia e Pensiero in questo sito.

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LE ORIGINI DELLA PSICOANALISI

 

La disciplina dalla quale la Psicoanalisi eredita il suo metodo di conoscenza è l’ermeneutica, che può essere definita come la scienza che studia le tecniche interpretative, in particolare del testo scritto. Essa, infatti, fornisce quell’insieme di indicazioni utili per mantenere una relazione critica e dialogica con il testo. In questo processo di comprensione l’osservatore non si sottrae, ma si osserva nella relazione: egli non ha domande a priori e i pregiudizi, che nascono indipendentemente dalla sua volontà, vengono riconosciuti e messi al vaglio della verifica; il pregiudizio diviene così, paradossalmente, garanzia della possibilità di un’autentica ed al tempo stesso mai definitiva conoscenza. Il testo può essere identico ma ogni volta emergono nuove interpretazioni, poiché il processo di conoscenza si muove sempre all’interno di un ambito che comprende una relazione tra autore, interprete e testo.
Il modello psicoanalitico classico inizialmente concepì l’uomo come un essere biologico dotato di un esistenza psichica, di cui è inconsapevole, caratterizzata sin dalla nascita da spinte pulsionali e istintuali (prevalentemente di tipo sessuale ed aggressivo) e da desideri che mossi dal principio del piacere premono sulla coscienza per essere soddisfatti. Nel tentativo del migliore adattamento possibile ad una realtà, che nell’idea freudiana è razionale, oggettiva ed immodificabile, nascono spinte ed autoregolarsi attraverso il principio di realtà. Pertanto, in sintesi, Freud ipotizzò l’esistenza di processi psichici inconsci che influenzano il comportamento e che sono alla base dei sintomi nevrotici, dando cosi una forma teorica più precisa del determinismo psichico: secondo tale principio, non vi è nulla di casuale o arbitrario nelle manifestazioni psichiche, anzi al contrario ogni evento mentale è determinato dagli eventi che lo hanno preceduto. Particolare rilevanza è stata attribuita al concetto di libido e alle fasi dello sviluppo psicosessuale: considerando dalla premessa che la storia delle esperienze ambientali e dello sviluppo psicologico di un individuo ne spiega il comportamento, la psicoanalisi cerca di scoprire la storia passata dello stesso allo scopo di comprendere il suo comportamento attuale. Questo approccio è particolarmente importante per la comprensione della nevrosi poiché è essenzialmente manifestazione di fissazione o regressione ai primi livelli di sviluppo. Con l’introduzione della Modello Topografico Freud distinse tre aree della psiche: coscienza, preconscio e inconscio. Questa distinzione ha prevalentemente un significato ed un valore descrittivo: ogni elemento della vita psichica può essere avvertito dall’osservazione interiore e quindi appartenere alla coscienza, può essere latente e anche se in potenza suscettibile di diventare conscio in atto appartenere al subconscio oppure può non giungere alla soglia della coscienza e quindi appartenere all’inconscio. Successivamente col Modello Strutturale divise l’apparato psichico in tre strutture separate secondo le loro differenti funzioni; una è l’Es, presente sin dalla nascita, che rappresenta la riserva istintuale dell’uomo ed opera in subordine al principio del piacere grazie al quale le pulsioni cercano una scarica immediata e non si preoccupano della realtà o delle conseguenze. Un’altra è l’Io, presente dalla fine della fase orale, che è l’apparato di controllo della struttura psichica, responsabile della percezione, del pensiero, della memoria, del giudizio e che opera in subordine al principio della logica. L’ultima, rigorosamente in ordine di comparsa ma non certo d’importanza, è il Super-Io, presente dalla risoluzione del conflitto edipico, che è l’apparato psichico che regolamenta il comportamento in base alle norme sociali interiorizzate del gruppo sociale d’appartenenza in generale e genitoriali in particolare ed opera in subordine al principio dell’etica. Per far funzionare regolarmente la psiche, l’Io mette in atto una serie di operazioni automatiche con cui affronta ricordi contrastanti, percezioni, bisogni reali esterni, pulsioni e ansie emergenti. Queste operazioni automatiche con cui l’Io bilancia i propri interessi contrastanti sono noti come meccanismi di difesa. Tutti i fenomeni nevrotici vengono considerati come il risultato di un’insufficienza delle normali funzioni di controllo dell’Io sulle spinti inconsce dell’Es o del Super Io, che generano un conflitto che può essere sia manifesto che latente. Con la transizione dal modello topografico al modello strutturale (definiti anche prima topica e seconda topica) l’interesse della Psicoanalisi si sposta dai contenuti dell’inconscio ai processi attraverso i quali essi vengono sottratti alla coscienza. Completano l’assioma freudiano altri concetti che potranno essere approfonditi controllati nel capitolo dedicato a Sigmund Freud nell’area Psicoanalisti Biografia e Pensiero in questo sito.
Il pensiero freudiano fu portato avanti da fedelissimi discepoli tra i quali ricordiamo E. Jones, A. A. Brill, C. Musatti, i quali potranno essere approfonditi nell’area Psicoanalisti Biografia e Pensiero in questo sito.ale a quella collettiva.

 

 

 

GLI SVILUPPI DELLA PSICOANALISI 

 

Dalla teoria freudiana si sono sviluppati altri modelli a volte alternativi a volte integrativi a quello di Freud. Tra i primi, che non appartengono ai riferimenti scientifici della nostra Scuola, si trovano modelli psicodinamici non psicoanalitici quali la Psicologia Analitica di C. G. Jung, l’Analisi Psicologica di P. Janet e l’Analisi Transazionale di E. Berne mentre tra i secondi la Terapia della Gestalt di F. S. Pearls.
Tra i modelli integrativi, tutti di stampo psicoanalitico e quindi appartenenti ai riferimenti scientifica della nostra Scuola, la cui mission consta anche nell’unificazione teorica e pratica delle varie correnti di pensiero psicoanalitico, distinguiamo sette fondamentali indirizzi di pensiero: la Psicologia dell’Io, la Sinistra Freudiana, la Psicoanalisi Interpersonale, la Teoria delle Relazioni Oggettuali, la Psicologia del Sé, la Psicoanalisi Lacaniana e i contributi psicoanalitici post-moderni di O. Kernberg, N. McWilliams, G. Gabbard.
La Psicologia dell’Io approfondì il mondo intrapsichico come un mondo in conflitto tra le istanze psichiche introdotte da Freud nel suo modello strutturale. Il capostipite di tale corrente fu P. Federn; tra i contributi di maggiore rilievo, spicca il lavoro di Anna Freud che ha esteso il lavoro del padre descrivendo dettagliatamente molti meccanismi di difesa dell’individuo. H. Hartmann, invece, ha mise in risalto gli aspetti non difensivi dell’Io cercando di chiarirne le su funzioni in un ambito più largo, libero dai conflitti. Dalla Psicologia dell’Io si differenziarono la Psicoanalisi dell’Adattamento di S. Rado e A. Kardiner e l’Esperenza Emozionale Correttiva di F. G. Alexander. 
La Sinistra Freudiana raccolse quel gruppo di psicoanalisti che cercavano di coniugare le istanze marxiste con le teorie pulsionali della psicoanalisi classica. O. Fenichel e W. Reich furono i principali pensatori. La Scuola di Francoforte, rappresentata da H. Marcuse, pur perseguendo lo stesso fine, approfondì i rapporti tra l’individuo, la famiglia e la società e iniziò a dar luce al movimento che avrebbe poi generato l’antipsichiatria di I. T. Szasz negli USA e al movimento Basagliano in Italia.
La Psicoanalisi Interpersonale, influenzata molto dalle idee di S. Ferenzci, il cosiddetto enfant terrible della psicoanalisi, nacque dall’unione della psicoanalisi classica con la dottrina sociale del cristianesimo e puntò l’accento sugli aspetti relazionali ma considerati non tanto nell’ambito di relazioni duali ma più dell’individuo rispetto ai contesti in cui vive. Il capostipite fu A. Mayer; tra i principali pensatori troviamo W. A. White e il suo allievo H. Sullivan. Molti altri pensatori, fra i quali Karen Horney, aderirono a tale prospettiva. Erich Fromm nel periodo in cui visse negli USA ed in Messico, riuscì ad articolare molto bene le prospettive della Sinistra Freudiana con quelle della Psicoanalisi Interpersonale.
La Teoria delle Relazioni Oggettuali il cui capostipite fu K. Abraham, sostiene che le pulsioni emergono nel contesto di una specifica relazione e non possono mai essere separate da esse: le relazioni interpersonali si trasformano in rappresentazioni interiorizzate di intere relazioni, non di un singolo oggetto o di una persona. Melanie Klein, la principale esponente di questo filone di pensiero, contrappose il suo pensiero a quello di A. Freud postulando che le pulsioni non perseguono semplicemente una riduzione della tensione, ma sono dirette verso oggetti specifici per motivi specifici. La British Psychoanalytical Society, dopo la morte di S. Freud, fu a lungo travagliata dal conflitto tra la Freud e la Klein finchè nel                                       1942, grazie alla mediazione di E. Jones, successore di S. Freud come leader indiscusso del movimento psicoanalitico internazionale, nacquero le controversial discussions; tramite esse fu raggiunto un accordo su tutte le divergenze teoriche, argomento per argomento, per cui nel 1944 fu firmato tra le due contendenti il gentlemen’s agreement che era una sintesi dei compromessi raggiunti. Influenzati dalla Klein ma estraniatisi dal conflitto tra lei e la Freud vi furono i membri del “gruppo indipendente” (tra cui J. Bowlby che fu l’ideatore della Teoria dell’Attaccamento, D. W. Winnicott e M. Balint), che furono i continuatori della teoria delle relazioni oggettuali per come la conosciamo oggi.
La Psicologia del Sé, il cui capostipite fu W. James e l’esponente più famoso H. Kohut,  cerca di dimostrare che tutte le forme di psicopatologia derivano da difetti presenti nella struttura Sé e che questi sono dovuti a disturbi delle relazione Sé/oggetto-Sé nell’infanzia; questo nuovo modo di concettualizzare il materiale clinico ha aggiunto alla teoria analitica il linguaggio del Sé e ha incoraggiato gli psicoanalisti a cercare di cogliere nelle persone la dimensione dell’esperienza di sé.
La Psicoanalisi Lacaniana nacque in seguito allo scisma avvenuto all’interno della Societè Psychoanalityque de Paris dalla quale Jacques Lacan venne espulso nel Luglio del 1953. La teoria Lacaniana sostanzialmente si può considerare come un completamento di quella freudiana; le divergenze nascevano da un punto di vista tecnico in quanto Lacan invece di far durare le sedute di psicoanalisi per il canonico tempo stabilito dall’International Psychoanalytical Association, applicava il concetto di variabilità dell’orario in relazione all’andamento della singola seduta e perché lasciava la porta dello studio aperta in modo da consentire a chi si trovasse in sala d’aspetto di ascoltare ed iniziare ad elaborare i propri vissuti. Interessantissime sono le considerazioni sulle fasi dello sviluppo psicosessuale che integrano magistralmente quelle descritte da Freud.
Tra i contributi post-moderni sono interessanti i tentativi di integrazione tra le diverse posizioni teoriche e gli studi sulla personalità borderline fatti da O. Kernberg nonché gli sudi di G. Gabbard e N. McWilliams.
Di tutti gli Autori citati si troveranno appositi approfondimenti nell’area Psicoanalisti Biografia e Pensiero in questo sito.
Nella nostra Scuola si tratteranno in generale tutti i principali indirizzi di pensiero psicoanalitici su delineati ma saranno sviluppati ed approfonditi in un’ottica integrata gli aspetti legati al pensiero freudiano ed ai suoi sviluppi intrapsichici di tipo Lacaniano e quelli interpsichici legati alla psicoanalisi interpersonale con particolare riferimento ad Erich Fromm.

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LA GRUPPOANALISI

 

Nel 1921 Freud in Analisi delle Masse e  psicologia dell’Io scriveva “Nella vita psichica del singolo l’altro è regolarmente presente come modello, come oggetto, come  soccorritore, come nemico, e pertanto, in quest’accettazione più ampia ma indiscutibilmente legittima, la psicologia individuale è al tempo stesso, fin dall’inizio psicologia sociale”. Queste parole di Freud, sembrano in qualche modo introdurre una concezione gruppale che di fatto è sostenuta e  approfondita dalle varie terapie di gruppo di stampo psicoanalitico ed il cui capostipite fu T. Burrow.
Un importante pensatore di questo filone fu S. Foulkes che, attraverso il lavoro clinico con i gruppi e la riflessione su questo, ha sviluppato un modello di comprensione dello psichico, della psicopatologia e un metodo di cura che trovasse la sua chiave di volta nella relazione, senza più esitazioni né parziali messe a fuoco. 
L’elaborazione di Foulkes ha avuto un grande impatto nel nostro paese ed ha fatto emergere negli ultimi quarant’anni numerose elaborazioni teoriche e ricerche empiriche: un patrimonio inesauribile di conoscenze che ha reso, oggi, la gruppoanalisi una teoria della mente ampiamente diffusa e praticata.
La Gruppoanalisi Soggettuale, partendo dai concetti Foulkesiani, ha messo in chiaro la questione del rapporto tra il singolo e il collettivo, sottolineando l’importanza di quest’ultimo per il primo, e giungendo a ribaltare l’evidenza fenomenica tale per cui non sarà più l’individuo a formare il gruppo, bensì il gruppo a formare l’individuo. A proposito di ciò, Napolitani sosteneva che l’identità psicologica è  “frutto” dell’aver assunto “parti psicologiche altrui” (o introietti) nel proprio Sé. Nel processo di assunzione esse non perdono le loro "caratteristiche originarie" ma, anzi, mantenendone tutta la loro forza intenzionale, tendono ad  interagire in modo ambivalente e/o conflittuale con le le partì già presenti, contribuendo in tal modo a rimodulare l’identità individuale.
Il modello Gruppoanalitico Soggettuale si è spinto ad analizzare più nel dettaglio il rapporto tra individuale e sociale, tra soggetto e cultura, tra ciò che è intra e ciò che è inter-psichico. Di particolare rilievo risulta l'introduzione dei concetti di "rete", "matrice" e "processi transpersonali".
La rete è costituita dall’insieme di individui che hanno tra loro relazioni significative da una punto di vista psichico ed essi sono considerati i punti focali della rete stessa. Gradualmente, partecipando ad un gruppo che si incontra con sistematicità, si stabiliscono rapporti tra i membri che disegnano una matrice di pensiero collettivo, all’interno della quale si dispiegano tutti i processi di interazione. La matrice può essere così definita come la rete di tutti i processi mentali individuali, il mezzo psicologico in cui essi si incontrano, comunicano e interagiscono. I processi che accadono nel gruppo e costituiscono le fibre della matrice sono definiti transpersonali. Questo termine è composto dal prefisso “trans”, che richiamando il concetto di attraversamento inteso tanto come percorrimento quanto come oltrepassamento, riesce a sintetizzare efficacemente le peculiarità dei dinamismi gruppali interni; in altri termini è il percorrere un sentiero tracciato da altri per esplorarlo, condividerlo e oltrepassarlo in senso evolutivo. I vettori di senso del transpersonale passano attraverso l’individuo permeandolo di ciò che lo circonda: “il sociale non è esterno, ma pure profondamente all’interno, e penetra l’essere più interno della personalità individuale” (Giannone, Lo Verso, 1996). La matrice dunque fonda transpersonalmente l’individuo caratterizzando profondamente le disposizioni biologiche di questo a vivere, a relazionarsi, ad essere cittadino di uno specifico topos. Il transpersonale assume nel suo paradigma esplicativo la relazione, il gruppo, la cultura d’appartenenza, e quant’altro possa rappresentare intrecci e connessioni tra la dimensione individuale a quella collettiva.